Cos'è la licenza d'uso del marchio
Con la licenza il titolare del marchio (licenziante) consente a un'altra persona o impresa (licenziataria) di usarlo, restando proprietario. In cambio riceve un compenso, le royalties, fisso o in percentuale sul fatturato.
La licenza può essere esclusiva o non esclusiva, limitata a certi prodotti o territori, a tempo determinato o indeterminato. Un caso frequente nelle PMI è il socio che registra il marchio a proprio nome e lo concede in licenza alla propria società.
La licenza non va confusa con la cessione: con la cessione il marchio cambia proprietario.
Quando il contratto va registrato
Il punto decisivo è se le royalties sono soggette a IVA. Imposta di registro e IVA, infatti, sono alternative.
| Chi concede il marchio | Royalties | Registrazione | Imposta di registro |
|---|---|---|---|
| Persona fisica che non esercita attività d'impresa o professionale | fuori campo IVA | obbligatoria, entro 30 giorni dalla data del contratto | 3% sui compensi pattuiti per tutta la durata |
| Impresa o società (soggetto IVA) | con IVA | solo in caso d'uso (per esempio se il contratto si deposita in una causa) | fissa, 200 euro |
Registrare il contratto conviene anche quando non è obbligatorio, se si vuole dargli una data certa verso i terzi, per esempio in vista di una verifica fiscale sulle royalties.
Quanto si paga
Quando il contratto è soggetto all'imposta proporzionale, la base è l'importo complessivo delle royalties in denaro pattuite per l'intera durata del contratto. Se le royalties sono una percentuale sul fatturato, il loro importo non è noto in anticipo: l'imposta si applica sul valore dichiarato da chi chiede la registrazione, salvo conguaglio o rimborso una volta determinato il corrispettivo definitivo (art. 35 del testo unico del registro). Conviene impostare la stima con il proprio consulente fiscale.
A questo si aggiunge l'imposta di bollo, di 16 euro ogni quattro facciate, sull'originale e sulle copie presentate.
Le royalties hanno poi effetti sulle imposte sui redditi: sono un costo per la società e un reddito per chi le riceve. Devono essere congrue rispetto al valore del marchio, altrimenti il Fisco può contestarne la deducibilità. Per questo, nelle licenze tra socio e società, è utile una stima del valore del marchio.
Come si registra: passo per passo
- Redigere e firmare il contratto in almeno due originali, con le marche da bollo o con il bollo pagato tramite F24.
- Calcolare l'imposta di registro: dal 2025 l'imposta si autoliquida, cioè la calcola chi chiede la registrazione.
- Pagare con il modello F24 ordinario entro 30 giorni dalla data dell'atto, con il codice tributo 1550 per l'imposta di registro e 1552 per l'imposta di bollo.
- Presentare la richiesta di registrazione a un qualsiasi ufficio territoriale dell'Agenzia delle Entrate, con gli originali, il modello di richiesta e la ricevuta di pagamento.
- Ritirare un originale registrato e conservarlo con la ricevuta.
Il servizio online dell'Agenzia per gli atti privati (modello RAP) copre solo alcuni atti, come comodati e preliminari: per le licenze di marchio la registrazione passa di regola dall'ufficio.
Chi omette la registrazione paga una sanzione pari al 120% dell'imposta dovuta (minimo 250 euro); se registra con un ritardo non superiore a 30 giorni la sanzione scende al 45% (minimo 150 euro). Il ravvedimento operoso permette di ridurla ulteriormente (art. 69 del testo unico del registro).
La trascrizione all'UIBM
La registrazione all'Agenzia delle Entrate è un adempimento fiscale. Un'altra cosa è la trascrizione all'Ufficio italiano brevetti e marchi (UIBM).
Il codice della proprietà industriale prevede la trascrizione degli atti che costituiscono diritti di godimento sui marchi, come le licenze. La trascrizione rende la licenza opponibile ai terzi: per esempio, protegge il licenziatario se il titolare cede il marchio a un altro.
La domanda di trascrizione si deposita online sul portale UIBM, con una tassa per ogni marchio.
Un esempio con i numeri
Mario, persona fisica, è titolare del marchio della sua azienda di arredamento. Lo concede in licenza esclusiva alla propria società, Rossi Arredi S.r.l., per 3 anni, con royalties fisse di 12.000 euro l'anno.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Royalties per l'intera durata (12.000 € × 3 anni) | 36.000 € |
| Imposta di registro (3%) | 1.080 € |
| Imposta di bollo | 16 € ogni quattro facciate, su originale e copie |
| Termine per registrare | 30 giorni dalla firma |
| Pagamento | F24 ordinario, codici 1550 e 1552 |
Se invece il marchio fosse intestato a un'altra società del gruppo, le royalties sarebbero fatturate con IVA e il contratto si registrerebbe solo in caso d'uso, con 200 euro di imposta fissa.
Errori da evitare
- Non registrare un contratto obbligatorio. Se il titolare è una persona fisica, il termine è di 30 giorni dalla firma.
- Calcolare l'imposta su un solo anno. La base è il totale delle royalties per tutta la durata.
- Fissare royalties senza giustificazione. Un compenso non congruo può essere contestato ai fini delle imposte sui redditi.
- Dimenticare la trascrizione all'UIBM. Senza trascrizione la licenza non è opponibile ai terzi.
- Confondere licenza e cessione. Hanno effetti giuridici e fiscali diversi.
- Concedere in licenza un marchio non registrato o scaduto. Prima di firmare conviene verificare titolarità, classi e scadenza.
Riferimenti normativi e di prassi
- D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (testo unico dell'imposta di registro): art. 5 (registrazione in termine fisso e in caso d'uso; dal 1° gennaio 2027 art. 5 d.lgs. 123/2025); art. 13 (termine di 30 giorni; dal 2027 art. 17 d.lgs. 123/2025); art. 35 (contratti a prezzo indeterminato; dal 2027 art. 39 d.lgs. 123/2025); art. 40 (alternatività con l'IVA; dal 2027 art. 44 d.lgs. 123/2025); art. 43, comma 1, lett. h) (base imponibile; dal 2027 art. 47, comma 1, lett. g) d.lgs. 123/2025); art. 69 (sanzioni per omessa o tardiva registrazione); tariffa, parte I, art. 9 (aliquota del 3%; dal 2027 allegato 1, tariffa, parte I, art. 10 d.lgs. 123/2025); tariffa, parte II (registrazione in caso d'uso).
- D.lgs. 18 settembre 2024, n. 139 (autoliquidazione dell'imposta di registro dal 2025).
- D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 (imposta di bollo).
- D.lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 (codice della proprietà industriale): art. 138 (trascrizione) e art. 139 (effetti della trascrizione).
- Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 9/E del 20 febbraio 2020 (codici tributo per gli atti privati).
Domande frequenti
Il contratto di licenza del marchio va registrato?
Dipende da chi concede il marchio. Se il titolare è una persona fisica che non esercita attività d'impresa, sì: va registrato entro 30 giorni con l'imposta del 3%. Se il titolare è un'impresa e le royalties hanno l'IVA, la registrazione è dovuta solo in caso d'uso, con imposta fissa di 200 euro.
Come si calcola l'imposta di registro sulla licenza del marchio?
Si applica il 3% al totale delle royalties pattuite per l'intera durata del contratto. Con royalties di 10.000 euro l'anno per 5 anni la base è di 50.000 euro e l'imposta di 1.500 euro. Si aggiunge l'imposta di bollo di 16 euro ogni quattro facciate.
Quale codice tributo si usa nel modello F24?
Per gli atti privati si usa il modello F24 ordinario, non l'F24 Elide previsto per le locazioni. Il codice tributo dell'imposta di registro è 1550; quello dell'imposta di bollo è 1552. Sono stati istituiti dall'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 9/E del 2020.
Dove si registra il contratto di licenza?
Presso un qualsiasi ufficio territoriale dell'Agenzia delle Entrate, presentando gli originali, la richiesta di registrazione e la ricevuta del pagamento. Il servizio online per gli atti privati oggi riguarda solo alcuni contratti, come comodati e preliminari.
La licenza va comunicata all'UIBM?
Non è obbligatorio per la validità del contratto, ma la trascrizione presso l'UIBM rende la licenza opponibile ai terzi. È consigliabile soprattutto per le licenze esclusive e di lunga durata, perché protegge il licenziatario se il marchio viene ceduto.
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Avv. Alessandro Mancinelli – aggiornato al 7 novembre 2026
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